12 novembre 1994

La prima grande manifestazione contro Silvio Berlusconi ha una data che oggi diventa storica, quella della sua fine. Il 12 novembre 1994 un milione e mezzo di persone manifestarono a Roma contro il primo governo del Caimano, che poco dopo sarebbe caduto. Tutto era iniziato il 26 gennaio, quando Berlusconi inviò alla Rai, all’Ansa e alla Reuters la videocassetta con l’annuncio del suo arrivo. A fine marzo Forza Italia raggiunse la maggioranza, aprendo i 17 anni più lunghi della repubblica.
Oggi, 12 novembre 2011, Berlusconi lascia Palazzo Chigi, molto probabilmente per sempre. Le immagini del circo Massimo di quell’autunno del 1994 dovranno rimanere chiare a tutti noi, a partire da domani. Allora l’opposizione si basava sulla difesa dei diritti dei lavoratori e dei pensionati: da questo dovrà ripartire Mario Monti, per uscire definitivamente dall’inverno della Repubblica.

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L’autunno del gerarca

A Roma oggi il tempo è quasi gradevole. L’autunno mostra ancora quel tepore che sembra mescolare tutto, facendo dimenticare per un attimo il freddo dietro la porta. Palazzo Grazioli è infilato tra piazza Venezia e l’ex Collegio romano, sede dei gesuiti. A poche centinaia di metri c’è la magnifica chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, con le illusioni ottiche e l’oro della conquista.

Silvio Berlusconi ha scelto la sua residenza romana pensando alla carica simbolica del luogo. Oggi la storia della città lo ha come espulso, molto probabilmente per sempre. Il suo volto, all’uscita da Palazzo Grazioli, era teso, una maschera del potere ormai caduto. C’era qualcosa di cupo, però, che fa capire a tutti come non sia ancora finita.

Ha tutto da perdere oramai. Sa che il suo nome è impresentabile. Ha sentito le parole preoccupate di chi gestisce Mediaset. Ha letto i numeri crudeli della borsa, con le perdite a due cifre del suo impero finanziario. Sente la sabbia sotto i piedi muoversi, percepisce quel lento soffocamento che lo inghiottirà. Forse i suoi problemi con la giustizia – passati, presenti e soprattutto futuri – sono solo il male minore.

Il problema vero del gerarca Berlusconi è la chiusura del patto oscuro che lo ha legato alle peggiori forze del nostro paese, dal 1994 ad oggi. Lo sberleffo di Sarkozy in fondo questo è stato: il Caimano non serve più.

Ora inizierà un’era pericolosa. Da una parte è già scattata la resa dei conti all’interno della cerchia magica di Berlusconi, tra i nani che corrono via e le ballerine che rafforzano il trucco per nascondere le rughe inesorabili. Ma sono i poteri oscuri, invisibili, autunnali che devono spaventarci. Sono le mani che armarono i macellai del G8, le dita di chi schiacciò il pulsante delle autobombe delle stragi del 1992 e del 1993, le menti che tessono i fili che vanno oltre ogni governo. Il ragno ha iniziato a tessere la nuova tela, mentre il gerarca inizia la sua discesa.

 


Blenda e le altre

In via Due Ponti 180 c’è una guida inaspettata. E’ l’odore pungente delle cucine, aglio, spezie, cumino. Immagini i sapori, se chiudi gli occhi potresti quasi vedere la Bahia de todos os Santos, la casa di Amado, il pelourinho dove gli schiavi africani venivano legati e puniti. E se è venerdì, puoi immaginare le donne bahiane vestite di bianco, che si avviano dondolando verso i terreiros del candomblé, religione resistente dell’Africa lontana. Basta entrare in uno dei tanti ballatoi bianchi di via Due Ponti 180 per ascoltare le voci cantanti della rete Globo, che qui copre ogni rete italiana. Nessun decoder digitale in tilt, nessuna guerra degli ascolti, i due edifici della piccola enclave delle trans brasiliane sono un vero altrove geografico, culturale e dell’immaginario. Continua a leggere

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