Una rotta libanese per la Rigel

La spy story delle navi a perdere ha una data d’inizio ben precisa, il 13 maggio 1995, quando nella sede del Corpo forestale di Brescia un testimone chiave viene ascoltato dagli ufficiali che da anni seguivano le tracce dei trafficanti dei rifiuti. Sul verbale rimarrà solo il nome in codice, Pinocchio.
Parla a lungo, descrive la rete dei poteri occulti che si concentrano nella città di La Spezia.

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Nel rio Tinto i rifiuti industriali di Pioltello

Rifiuti pericolosi dall’Italia alla Spagna, con l’avallo del ministero dell’Ambiente. Provengono dalla bonifica di un’area ex industriale nel milanese, per la quale l’Italia rischiava una sanzione europea. Destinazione: la discarica di Nerva, in un territorio protetto. La protesta degli ambientalisti spagnoli, di Izquierda unida e di Greenpeace I veleni provenienti dalla dismissione di una fabbrica chimica, la Sisal, in una discarica e un fiume andalusi

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La monnezza alla fiera dell’est

Secondo alcune indiscrezioni l’idea sarebbe quella di spedire l’immondizia tritata dagli Stir negli inceneritori della Romania. Ma non c’è certezza sul contenuto di quelle scorie, che potrebbero essere contaminate.

Da giorni se ne parla in riunioni di vertice riservate, vero motore del mondo che gira attorno ai rifiuti. Sul tavolo delle trattative c’è – ancora una volta – l’eterna emergenza campana, complessa e delicata.

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Navi dei veleni, «lista al ministero»

Una lista ufficiale di almeno 90 navi tossiche è custodita nei ministeri italiani. Una lista che potrebbe allungarsi, raddoppiando: «Ufficiosamente potrebbero essere 180». Un caso chiuso solo per la stampa e per i calabresi che un anno fa chiedevano la verità su almeno una di queste navi, la Cunski. Un caso che oggi si riapre, con le rivelazioni di un investigatore italiano, membro di un gruppo di esperti – circa una decina – che dalla sede romana di un ministero segue da tempo la storia infinita della navi a perdere. La fonte ha solo un nome in codice, Enrico, e la sua identità rimarrà coperta. Perché ha paura Enrico, e quando ha parlato con due giornalisti tedeschi, nel gennaio dello scorso anno, ha chiesto esplicitamente garanzie di anonimato. Continua a leggere

Amantea e il deserto

Le spiagge di Amantea sono oggi deserte. Pochi, pochissimi turisti, case vuote, desolate. E’ facile oggi dare la colpa a chi ha raccontato le storie delle navi dei veleni, delle scorie abbandonate sul fiume Oliva, dell’impunità e delle cosche di ‘ndrangheta. E facile sarebbe rispondere, cari calabresi, questa realtà l’avete voluta voi. Le cose, però, sono diverse e, decisamente, non facili. Continua a leggere

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