‘Ndrangheta, prima sentenza per l’indagine infinito

Due giorni di camera di consiglio, 119 imputati, e alla fine una condanna netta, con pene che arrivano fino a sedici anni di reclusione. Il primo troncone dell’inchiesta “Infinito” che ha colpito gli affiliati alla ‘ndrangheta in Lombadia si è chiuso in appena un anno e quattro mesi. Un segnale fondamentale, che i magistrati milanesi sono riusciti a dare, portando buona parte degli imputati a giudizio davanti al Gup. E’ una mafia pericolosa, gelatinosa, in grado di penetrare nei pori dell’economia, della politica, della gestione – anche periferica – dello stato; una struttura militare, chiusa, determinata, che puntava decisa all’enorme affare dell’Expò 2015. Tanto potente da aver progettato per anni la scissione dalla “casa madre ” calabrese, decisione che ha portato ad una vera e propria guerra, tra affiliati leali alle famiglie radicate nelle province di Reggio Calabria e Catanzaro e gli scissionisti.

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Nel rio Tinto i rifiuti industriali di Pioltello

Rifiuti pericolosi dall’Italia alla Spagna, con l’avallo del ministero dell’Ambiente. Provengono dalla bonifica di un’area ex industriale nel milanese, per la quale l’Italia rischiava una sanzione europea. Destinazione: la discarica di Nerva, in un territorio protetto. La protesta degli ambientalisti spagnoli, di Izquierda unida e di Greenpeace I veleni provenienti dalla dismissione di una fabbrica chimica, la Sisal, in una discarica e un fiume andalusi

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Il deposito degli orrori

Ci vorranno forse mesi per capire cosa sia realmente accaduto nel deposito di Paderno Dugnano, di proprietà della Eureco. Infinito è l’elenco dei veleni presenti nel sito andato a fuoco: basta leggere l’ultima autorizzazione concessa dalla Regione Lombardia alla società per avere davanti agli occhi un elenco micidiale. Una lista degli orrori, sostanze pericolose e cancerogene che potrebbero essere state diffuse nell’ambiente durante l’incendio. E il primo passo per chiarire la situazione dovrà necessariamente essere quello di dare massima trasparenza ai registri della Eureco: cosa è bruciato ieri pomeriggio, è la prima risposta per le migliaia di persone che vivono vicino al deposito. A verificare la regolarità dei sistemi di sicurezza sarà poi la magistratura.  Continua a leggere

Testa in Calabria, affari in Lombardia

Non è possibile capire quello che avviene nell’economia criminale controllata dalla ‘ndrangheta a Milano senza avere davanti l’immagine della madonna di Polsi, piccola frazione di San Luca, Aspromonte. Le dinamiche, gli affari, i contatti pervasivi con la politica lombarda e quella potenza di fuoco immensa espressa da un esercito di cinquecento affiliati, divisi in venti locali, tutto questo perderebbe di senso se separato dai profumi degli aranceti, dove gli anziani dei locali di ‘ndrangheta della Calabria nominano i mastri e i capi locali, approvano le alleanze e le strategie. O dove vengono decise le doti, i gradi della complessa gerarchia ‘ndranghetista, trama atavica che garantisce l’osservanza delle regole dell’organizzazione.

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