Una rotta libanese per la Rigel

La spy story delle navi a perdere ha una data d’inizio ben precisa, il 13 maggio 1995, quando nella sede del Corpo forestale di Brescia un testimone chiave viene ascoltato dagli ufficiali che da anni seguivano le tracce dei trafficanti dei rifiuti. Sul verbale rimarrà solo il nome in codice, Pinocchio.
Parla a lungo, descrive la rete dei poteri occulti che si concentrano nella città di La Spezia.

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I veleni di Ceprano

C’è la collina, che sale verso le grotte di Pastena. C’è il fiume Sacco, che taglia la lunga valle che nasce a Colleferro, per scendere nella terra di Ciociaria. Ci sono i pochi allevamenti rimasti, qualche cavallo, qualche decina di pecore. E poi, a Ceprano, ci sono gli spettri di un passato fatto di industrie pagate dallo stato e condotte da capitani di finanza che oggi hanno chiuso il loro tesoro in Lussemburgo, dopo aver licenziato migliaia di persone. Benvenuti nella provincia dimenticata di Frosinone, antica terra regno di Andreotti, della democrazia cristiana, e del fascistissimo Ciarrapico, degli aiuti di stato all’industria, dei clientelismi. E oggi terra di veleni desolata, abbandonata, con uno dei più alti indici di disoccupazione del centro Italia, dove a distanza di decenni si stanno scoprendo i frutti più avvelenati della prima repubblica. Continua a leggere

I fantasmi di Amantea

AMANTEA (COSENZA). «Non ho mai visto un camion in queste strade, nulla di nulla… questa storia, come si dice qui, è tutta ‘na camorra, ‘na tarantella». Nel piccolo borgo di contrada Gallo, sulle pendici della valle del fiume Oliva, le donne in nero si incamminano verso le case, quando la sera è vicina. Si parlano quali sussurrando, abbassano leggermente lo sguardo, ma gli occhi neri e intensi di questo pezzo di Calabria non smettono di guardarti. Sembra quasi una nenia, antica, tramandata: «Ma quali veleni, ma quali rifiuti, ma quali camion… Nulla, non c’è nulla». Un anziano appare sull’angolo della strada, quasi a dimostrare con i suoi ottant’anni che qui, sulle sponde del fiume dei veleni, nessuno muore. Apre le porte della cantina, offre il vino rosato che viene dalle terre bagnate dalle acque che passano attraverso la briglia dove la Procura di Paola ha trovato almeno centomila metri cubi di idrocarburi, ed è quasi una sfida verso chiunque venga qui a chiedere, a guardare questa terra tragica: «Io ne bevo due litri al giorno, guardatemi: qui non c’è nulla».  Continua a leggere

Rifiuti ed eversione

I fatti di Terzigno per il sottosegretario Mantovano sono eversione. La parola, pesante, mai era stata utilizzata da questo governo per la ‘Ndrangheta, per la Camorra o per Cosa nostra. Eversivi, per il governo, sono i cittadini che difendono quel pezzettino di futuro che ancora pensano di avere: un parco attorno a quel che rimane dell’area vesuviana, la speranza di raggiungere un’età decente, magari di superare anche i sessant’anni di vita, magari di non crepare di tumori o di Camorra. Eversivo è chi si ribella ad un sistema di gestione dei rifiuti degno degli slums africani, distrutti da quegli stessi criminali che oggi puntano – indisturbati – sul sud d’Italia.  Continua a leggere

Navi dei veleni, «lista al ministero»

Una lista ufficiale di almeno 90 navi tossiche è custodita nei ministeri italiani. Una lista che potrebbe allungarsi, raddoppiando: «Ufficiosamente potrebbero essere 180». Un caso chiuso solo per la stampa e per i calabresi che un anno fa chiedevano la verità su almeno una di queste navi, la Cunski. Un caso che oggi si riapre, con le rivelazioni di un investigatore italiano, membro di un gruppo di esperti – circa una decina – che dalla sede romana di un ministero segue da tempo la storia infinita della navi a perdere. La fonte ha solo un nome in codice, Enrico, e la sua identità rimarrà coperta. Perché ha paura Enrico, e quando ha parlato con due giornalisti tedeschi, nel gennaio dello scorso anno, ha chiesto esplicitamente garanzie di anonimato. Continua a leggere

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