‘Ndrangheta, prima sentenza per l’indagine infinito

Due giorni di camera di consiglio, 119 imputati, e alla fine una condanna netta, con pene che arrivano fino a sedici anni di reclusione. Il primo troncone dell’inchiesta “Infinito” che ha colpito gli affiliati alla ‘ndrangheta in Lombadia si è chiuso in appena un anno e quattro mesi. Un segnale fondamentale, che i magistrati milanesi sono riusciti a dare, portando buona parte degli imputati a giudizio davanti al Gup. E’ una mafia pericolosa, gelatinosa, in grado di penetrare nei pori dell’economia, della politica, della gestione – anche periferica – dello stato; una struttura militare, chiusa, determinata, che puntava decisa all’enorme affare dell’Expò 2015. Tanto potente da aver progettato per anni la scissione dalla “casa madre ” calabrese, decisione che ha portato ad una vera e propria guerra, tra affiliati leali alle famiglie radicate nelle province di Reggio Calabria e Catanzaro e gli scissionisti.

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I fantasmi di Amantea

AMANTEA (COSENZA). «Non ho mai visto un camion in queste strade, nulla di nulla… questa storia, come si dice qui, è tutta ‘na camorra, ‘na tarantella». Nel piccolo borgo di contrada Gallo, sulle pendici della valle del fiume Oliva, le donne in nero si incamminano verso le case, quando la sera è vicina. Si parlano quali sussurrando, abbassano leggermente lo sguardo, ma gli occhi neri e intensi di questo pezzo di Calabria non smettono di guardarti. Sembra quasi una nenia, antica, tramandata: «Ma quali veleni, ma quali rifiuti, ma quali camion… Nulla, non c’è nulla». Un anziano appare sull’angolo della strada, quasi a dimostrare con i suoi ottant’anni che qui, sulle sponde del fiume dei veleni, nessuno muore. Apre le porte della cantina, offre il vino rosato che viene dalle terre bagnate dalle acque che passano attraverso la briglia dove la Procura di Paola ha trovato almeno centomila metri cubi di idrocarburi, ed è quasi una sfida verso chiunque venga qui a chiedere, a guardare questa terra tragica: «Io ne bevo due litri al giorno, guardatemi: qui non c’è nulla».  Continua a leggere

Amantea e il deserto

Le spiagge di Amantea sono oggi deserte. Pochi, pochissimi turisti, case vuote, desolate. E’ facile oggi dare la colpa a chi ha raccontato le storie delle navi dei veleni, delle scorie abbandonate sul fiume Oliva, dell’impunità e delle cosche di ‘ndrangheta. E facile sarebbe rispondere, cari calabresi, questa realtà l’avete voluta voi. Le cose, però, sono diverse e, decisamente, non facili. Continua a leggere

Il cuore del fiume Oliva

Sembra infinito il fiume Oliva. E’ un velo, che ricopre le pietre, che porta gli odori acri della montagna di Calabria verso il Tirreno. A guardarlo dalla strada che da Amantea porta a Serra d’Aiello rincuora, ti aiuta lasciare alle spalle le centinaia di pilastri di cemento grigi della costa. E’ una vena che criminali arrivati di notte, in fila e con i fari spenti hanno avvelenato. “Sono sceso personalmente vicino alla briglia, ed è impressionante: le scorie sgorgano dappertutto”, racconta il procuratore Bruno Giordano. Ostinato, solitario, orgoglioso di quella Calabria che vuole credere alla possibilità di leggere la verità. E la verità è dentro questo fiume, riemerge, lo invade, arriva a valle, sulla spiaggia di Formiciche, dove la motonave Rosso si arenò il 14 dicembre del 1990. Continua a leggere

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