L’autunno del gerarca

A Roma oggi il tempo è quasi gradevole. L’autunno mostra ancora quel tepore che sembra mescolare tutto, facendo dimenticare per un attimo il freddo dietro la porta. Palazzo Grazioli è infilato tra piazza Venezia e l’ex Collegio romano, sede dei gesuiti. A poche centinaia di metri c’è la magnifica chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, con le illusioni ottiche e l’oro della conquista.

Silvio Berlusconi ha scelto la sua residenza romana pensando alla carica simbolica del luogo. Oggi la storia della città lo ha come espulso, molto probabilmente per sempre. Il suo volto, all’uscita da Palazzo Grazioli, era teso, una maschera del potere ormai caduto. C’era qualcosa di cupo, però, che fa capire a tutti come non sia ancora finita.

Ha tutto da perdere oramai. Sa che il suo nome è impresentabile. Ha sentito le parole preoccupate di chi gestisce Mediaset. Ha letto i numeri crudeli della borsa, con le perdite a due cifre del suo impero finanziario. Sente la sabbia sotto i piedi muoversi, percepisce quel lento soffocamento che lo inghiottirà. Forse i suoi problemi con la giustizia – passati, presenti e soprattutto futuri – sono solo il male minore.

Il problema vero del gerarca Berlusconi è la chiusura del patto oscuro che lo ha legato alle peggiori forze del nostro paese, dal 1994 ad oggi. Lo sberleffo di Sarkozy in fondo questo è stato: il Caimano non serve più.

Ora inizierà un’era pericolosa. Da una parte è già scattata la resa dei conti all’interno della cerchia magica di Berlusconi, tra i nani che corrono via e le ballerine che rafforzano il trucco per nascondere le rughe inesorabili. Ma sono i poteri oscuri, invisibili, autunnali che devono spaventarci. Sono le mani che armarono i macellai del G8, le dita di chi schiacciò il pulsante delle autobombe delle stragi del 1992 e del 1993, le menti che tessono i fili che vanno oltre ogni governo. Il ragno ha iniziato a tessere la nuova tela, mentre il gerarca inizia la sua discesa.

 


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