Amantea e il deserto

Le spiagge di Amantea sono oggi deserte. Pochi, pochissimi turisti, case vuote, desolate. E’ facile oggi dare la colpa a chi ha raccontato le storie delle navi dei veleni, delle scorie abbandonate sul fiume Oliva, dell’impunità e delle cosche di ‘ndrangheta. E facile sarebbe rispondere, cari calabresi, questa realtà l’avete voluta voi. Le cose, però, sono diverse e, decisamente, non facili.

Ad Amantea si continua a morire, e questo è un fatto. Lo ha raccontato un medico, il professor Brancati, che ha riscostruito gli studi epidemiologici della zona. Tumori inspiegabili, che distruggono intere famiglie. E una malattia ancora più sottile, pericolosa, che penetra più di qualsiasi morbo. Il silenzio, pesante e inviolabile. L’altro fatto, ormai innegabile, riguarda quello che la terra tra il mare di Amantea e Serra D’Aiello nasconde da almeno un paio di decenni: tonnelate di scorie, di veleni, di scarti arrivati dal gotha dell’industria chimica italiana. E forse scorie radioattive, radionuclidi artificiali ficcati in una cava abbandonata, che hanno inalzato, in quel punto, la stessa temperatura del suolo.

Nessuno, ad Amantea, può dire oggi non sapevo. Nessuno può piangere i morti in silenzio. A ottobre la città aveva reagito, accogliendo la straordinaria manifestazione che chiedeva la verità sulle navi dei veleni e sul traffico criminale dei rifiuti. La verità non è arrivata, e neanche i turisti.

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