Il sistema gelatinoso dei casalesi nel sud del Lazio

Far finta di nulla, non commentare, lasciare che il tempo faccia il suo corso. Nel sud del Lazio, in quella terra di mezzo compresa tra il Garigliano e Latina, la strategia della politica locale – con forti legami con i palazzi romani – nei confronti delle mafie in fondo è sempre stata questa. Dopo l’operazione della Dda di Napoli che ha dimostrato come il gruppo dei Bardellino – arroccati dalla fine degli anni ’80 a Formia – sia vivo e operativo, quella rete gelatinosa di contatti e di convivenze politiche prosegue senza sosta. L’importante è non dare nell’occhio, evitare i clamori, mantenere il profilo basso.

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La collina dei misteri

Le case coloniche della pianura pontina sono le ultime labili tracce di una terra antica. Terra scura, di bonifica, terra smossa da generazioni di contadini, terra di migrazione e di fratture. Le strade che l’attraversano, a sessanta chilometri da Roma, riescono a mantenere quell’aura del ’900, con davanti agli occhi le immagini delle giornate passate sulle coltivazioni, di famiglie sedute attorno a tavole che profumavano di campi e di lavoro. Era zona di malaria, di bufale, di carretti, di nebbie. Poi area bonificata – con le opere iniziate a fine ’800 e concluse dal Mussolini della propaganda, chino a tagliare il fieno per le cineprese del Luce – e consegnata a contadini veneti, gente tosta e fiera.
La pianura pontina è oggi altro. È dove le ecomafie stanno giocando la peggiore partita, sporca, crudele e senza prigionieri. Tra i borghi che attorniano la nera Latina si contendono il territorio i colossi dei servizi ambientali, mentre sottoterra agisce indisturbata la peggiore manovalanza camorrista. Dell’epoca della malaria qui rimane solo la nebbia e il silenzio, irreale.
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Brasile, la polizia di San Paolo cerca la strage. Ecco le prime notizie

In queste ore la Polizia militare dello stato di Sao Paulo, in Brasile, sta circondando e radendo al suolo la comunità di Pinheirinho, nel comune di São José dos Campos, a 97 chilometri dalla capitale. Gli elicotteri stanno lanciando spray urticante, i militari stanno sparando ad altezza d’uomo pallottole di gomma. Le prime fotografie di quella che potrebbe diventare una vera e propria strage stanno arrivando con difficoltà. La zona è senza elettricità ed isolata da diverse ore.

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La zona appartiene ad una azienda ormai fallita, la Selecta dell’imprenditore  Naji Nahas. Secondo fonti giornalistiche brasiliane, Nahas avrebbe accumulato un debito di 15 milioni di reali con il comune di São José dos Campos. Dal una comunità di 6000 persone ha costruito qui la propria casa, in una città dove il costo delle abitazioni è altissimo. La proprietà ha chiesto lo sgombero, ma – secondo le prime informazioni raccolte da Liblab – il giudice di Sao Paulo aveva disposto la sospensione dell’intervento della polizia.

Lo strano senso di equità di Monti

Premetto: non sono un economista. Però a naso c’è qualcosa che non va nella prima manovrina dei professori: aumentare Iva e Ici, diminuire le tasse sul lavoro e sulle imprese. Quel poco che ho imparato di economia l’ho vissuto direttamente. In Brasile, ad esempio. Fino al governo Lula, in quasi tutti i paesi latino americani esisteva un modello fiscale basato soprattutto sull’imposizione sul consumo, attraverso l’Iva e altre tasse che incidevano direttamente sui prezzzi finali dei prodotti. Pagano tutti, è vero. Ma è una scelta ingiusta e classista. In fondo un chilo di pane non può e non deve avere lo stesso prezzo per il milionario Montezemolo e per l’anziano con pensione sociale. Tassare attraverso l’Iva toglie tantissimo ai più poveri, come avveniva – e in buona parte ancora avviene – in America latina, rendendo ancora più ingiusta la società e aumentando la parte di ricchezza in mano alle oligarchie.

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La strategia del ragno e le lobby dell’acqua

«Non mi aspetto che il risultato dei referendum sull’acqua abbia un impatto sulla nostra strategia idrica in Italia». Francois Cirelli, amministratore delegato del gruppo Suez in Italia, di dichiarazioni non ne ha mai rilasciate moltissime. In lui si racchiude tutta la Francia della grandeur capitalista, ad iniziare dalla sua formazione nella École nationale d’administration, la vera culla del sistema economico d’oltralpe. Si deve a lui buona parte della riuscita della fusione della multinazionale dell’acqua e dei servizi ambientali Suez – ex Compagnie Générale des Eaux – con il colosso energetico Gdf. Per quattro anni è stato ai vertici della direzione generale del Tesoro, per poi passare, nel 1989, al Fondo monetario internazionale. Di finanza e di privatizzazioni, dunque, Cirelli se ne intende.

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‘Ndrangheta, prima sentenza per l’indagine infinito

Due giorni di camera di consiglio, 119 imputati, e alla fine una condanna netta, con pene che arrivano fino a sedici anni di reclusione. Il primo troncone dell’inchiesta “Infinito” che ha colpito gli affiliati alla ‘ndrangheta in Lombadia si è chiuso in appena un anno e quattro mesi. Un segnale fondamentale, che i magistrati milanesi sono riusciti a dare, portando buona parte degli imputati a giudizio davanti al Gup. E’ una mafia pericolosa, gelatinosa, in grado di penetrare nei pori dell’economia, della politica, della gestione – anche periferica – dello stato; una struttura militare, chiusa, determinata, che puntava decisa all’enorme affare dell’Expò 2015. Tanto potente da aver progettato per anni la scissione dalla “casa madre ” calabrese, decisione che ha portato ad una vera e propria guerra, tra affiliati leali alle famiglie radicate nelle province di Reggio Calabria e Catanzaro e gli scissionisti.

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